Il coronavirus ci sta cambiando, senza accorgercene. Il fenomeno virale sta modificando l’organizzazione e le strutture sociali che determinano i nostri rapporti e le interazioni collettive.

Siamo diventati vulnerabili, meno onnipotenti. Il coronavirus ha infettato il sistema e l’incertezza è diventata parte strutturale della nostra vita. Tremiamo di fronte alla nostra fragilità. Per anni ci siamo illusi di poter risolvere tutto facilmente, di controllare qualsiasi cosa. Ora ci rendiamo conto, invece, che un un elemento indecifrabile come un virus può sconvolgere le nostre vite e mandare in tilt l’organizzazione sociale.

Le città si svuotano e i supermercati vengono presi d’assalto. Lo spazio sociale assume contorni limitati. Bisogni e valori si contrappongono, generando disordine e anomia. Persona e realtà sociale si fronteggiano. Ma l’individuo sa che gran parte dei suoi bisogni potranno essere soddisfatti soltanto attraverso la società, anche se ciò significa assoggettamento a vincoli e divieti. Dall’altra parte ciò non impedisce che la persona compia ogni sforzo per adattare alle sue esigenze individuali, ai suoi bisogni le forme culturali che tendono a circoscriverla. In questo rapporto di scambio si determinano nuovi modelli sociali e comportamentali da cui ripartire per superare la crisi sociale, la paura e l’ansia. Senza dimenticare, questa volta, che siamo fragili, umani e mutevoli.

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